
Storia · Danza · Musica
La Filuzzi
Come Bologna ha imparato a ballare il liscio a modo suo: una storia di portici e balere, di organetti e di ballerini dai soprannomi indimenticabili.
I.
Le origini
Dal valzer di Napoleone alle sale del Pratello
Per secoli, nella Bologna pontificia, il ballo fu guardato con sospetto e severamente limitato. Tutto cambiò con l’arrivo dei francesi: il 16 dicembre 1796, per festeggiare la Repubblica Cispadana, in Piazza Maggiore suonarono due orchestre e si ballò attorno all’albero della Libertà.
Con le armate napoleoniche arrivò anche il valzer, un ballo che chiedeva pavimenti lisci: per le feste popolari si montavano palchi di legno, e da qui, secondo la tradizione, viene il nome di ballo liscio. Nel corso dell’Ottocento, insieme al valzer, giunsero dall’Europa centrale anche la mazurka e la polka.
Verso la fine del secolo i contadini che si trasferivano in città portarono con sé i loro balli tradizionali. Dall’incontro tra le nuove danze «lisce» e le figure dei balli campestri nacque una variante tutta bolognese. Già nel 1900 in via del Pratello almeno due società da ballo, l’Aida e l’Aquila, insegnavano a ballare «alla filuzzi»; il 1903 è l’anno che alcune fonti indicano come quello di nascita della Filuzzi.


Cronologia
Le tappe principali
1796
Si balla in Piazza Maggiore
Il 16 dicembre, per la Repubblica Cispadana, due orchestre suonano sotto l’albero della Libertà.
1828
Compare il «ballo liscio»
L’espressione è già in uso: la cita Paolo Ricchini in un libro pubblicato a Voghera.
Fine ’800
La Società del Dottor Balanzone
Le feste popolari organizzate dalla società avvicinano bolognesi e nuovi arrivati dalle campagne, creando il terreno in cui nasce la Filuzzi.
1900
Le società del Pratello
In via del Pratello le società da ballo Aida e Aquila insegnano a ballare «alla filuzzi».
1903
L’anno di nascita
È l’anno indicato come nascita della Filuzzi nella ricostruzione storica di Roberto Artale.
1906
L’organetto bolognese
Il liutaio Ettore Biagi inizia a costruire organetti; il figlio Attilio li perfezionerà fino a farne lo strumento simbolo della Filuzzi.
1932–1954
Il Quartetto Bolognese dell’Allegria
La formazione, attiva tra gli anni Venti e Cinquanta, incide per l’etichetta Durium e porta la Filuzzi sui dischi.
Anni ’50
Il dopoguerra delle balere
Bologna si riempie di sale da ballo; nelle orchestre entra la batteria e i tempi, poco a poco, rallentano.
Oggi
Denominazione Comunale
Il Comune di Bologna riconosce la Filuzzi come De.Co., patrimonio della cultura popolare cittadina.
II.
Il nome
Perché Filuzzi?
Sull’origine del nome non c’è certezza. Le ipotesi tramandate sono diverse, e ognuna racconta qualcosa di questo ballo.
«Filare»
I ballerini che «filavano» veloci da una sala da ballo all’altra: arrivavano dove non li conoscevano, si esibivano in acrobatiche figure tra uomini e sparivano in fretta.
«Filò»
Le veglie contadine nelle stalle, tra fine Ottocento e inizio Novecento: luoghi di ritrovo dove si raccontava, si cantava e si ballava.
«Filozz»
Nei dialetti di Modena e Parma indica la veglia, il divertimento: una parola scesa dal Frignano alla valle del Reno e diventata, a Bologna, «filuzzi».

III.
La danza
Velocità, eleganza e figure staccate
La Filuzzi nacque come ballo tra uomini, un fenomeno comune nelle grandi città tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Le coppie si muovono continuamente attorno alla pista, a velocità sostenuta, e a un tratto si separano per eseguire le figure staccate: è questo il tratto che la distingue da tutte le altre forme di liscio.
Le figure staccate derivano dai balli bolognesi dell’Ottocento e dalla tradizione delle campagne. La più spettacolare è il frullone: la coppia gira vorticosamente, rigorosamente verso sinistra.
Accanto all’abilità tecnica, la Filuzzi ha sempre coltivato l’eleganza: movenze raffinate e grande cura nell’abbigliamento dei ballerini.
Le figure
- passettini
- striscini
- piroette
- denzi
- mezzi denzi
- pestatini
- saltolini
- passi francesi
- frullone
Valzer
Il ballo arrivato con i francesi, suonato alla bolognese con tempi vivaci e brillanti.
Mazurka
Di origine polacca, giunta in Italia nell’Ottocento e ballata a Bologna con le figure della Filuzzi.
Polka
Veloce e allegra, dall’Europa centrale. Ne esiste anche una variante tutta bolognese, la polka chinata.
Di Anzléin ballerino filuzziano si sa, dalla testimonianza della moglie, Gaetana Rimondini, che riusciva a ballare con il suo ballerino (ignoto) la polka a chinéin sui tavoli di marmo delle osterie del Pratello!
Carlo Pelagalli, «Il ballo liscio in Emilia-Romagna ed il fenomeno bolognese della filuzzi», Storia e Memoria di Bologna
La polka chinata è una polka ballata solo da uomini, con sezioni di frullone eseguite accovacciati: una rarità, oggi eseguita di rado.
IV.
La musica
Il suono dell’organetto bolognese
Il cuore della Filuzzi è l’organetto bolognese. Nel 1906 il liutaio Ettore Biagi, dopo aver imparato il mestiere dal «Farinon» di Lugo, iniziò a costruire organetti; il figlio Attilio Biagi (1897–1978) li perfezionò fino a strumenti cromatici, che presero il posto del clarino nelle orchestrine.
A dare alla Filuzzi il suo carattere musicale fu Leonildo Marcheselli, considerato il «papà della Filuzzi»; nel dopoguerra ne raccolsero l’eredità musicisti come Carlo Venturi e Ruggero Passarini. Tra gli anni Venti e Cinquanta il Quartetto Bolognese dell’Allegria incise per la Durium, dal 1932 al 1954.
La formazione tipica è essenziale: organetto, chitarra e contrabbasso, a cui dagli anni Cinquanta si aggiunge la batteria. I brani hanno una struttura rigorosa, in più parti che si alternano secondo schemi come AABBACC.


32
battute per ciascuna parte di un valzer
16
battute per le parti di mazurka e polka
80
battute al minuto nei valzer delle origini
66–68
battute al minuto nei valzer di oggi
V.
Le balere
Una città che ballava
Il primo dopoguerra fu l’epoca d’oro della Filuzzi, e dopo la Seconda guerra mondiale Bologna si riempì di sale da ballo, dal centro alla periferia. E quando mancava la sala, bastavano i portici: piste da ballo improvvisate sotto le arcate della città.
Sala da ballo
Gatto Nero
Sotto il cavalcavia di San Donato
Sala da ballo
Ronzani
In via delle Lame, detta «Cipollon»
Sala da ballo
Settimo Cielo
Alla Montagnola
Sala da ballo
Tana del Lupo
In via Santa Caterina, attiva fino agli anni Settanta
Sala da ballo
Terrazza Paradiso
In piazza Malpighi, di fronte al portico di San Francesco
Ovunque
I portici
Piste da ballo improvvisate nel cuore della città

VI. · I personaggi
Ballerini e maestri
Nelle balere i campioni erano conosciuti con il loro soprannome in dialetto. Alcuni nomi sono arrivati fino a noi.
Burtluttéin
Umberto Bortolotti
Ballerino (1882–1906), il campione dei primi anni.
Urestéin
Oreste Mazzoli
Vincitore della gara di ballo del 1906, rimasto imbattuto per alcuni anni.
Carluccéin
Carlo Gaspari
Secondo classificato nella gara di ballo del 1906.
Muréin
Massimo Morini
Tra i ballerini emersi prima della guerra, attivo anche nel dopoguerra.
il Felino
Neri
Tra i ballerini emersi prima della guerra, attivo anche nel dopoguerra.
Anzléin la Pgnata
Angelo Lamma
Ballerino del Pratello, attivo intorno al 1900.
il papà della Filuzzi
Leonildo Marcheselli
Musicista: diede alla Filuzzi il suo carattere musicale.
l’organetto
Ettore e Attilio Biagi
Liutai: padre e figlio, inventori e perfezionatori dell’organetto bolognese.
VII.
Oggi
Una tradizione che continua a girare
Dopo la Seconda guerra mondiale l’arrivo dei balli americani e il ricambio generazionale fecero perdere interesse per la Filuzzi; le scuole di ballo, uniformando il liscio a livello nazionale, ne attenuarono molte caratteristiche. Anche i tempi musicali si sono progressivamente rallentati, mentre le figure si sono arricchite.
Eppure l’essenza della Filuzzi, le figure staccate e il frullone, è sopravvissuta grazie alla passione di ballerini e musicisti. Oggi il Comune di Bologna la riconosce come De.Co. – Denominazione Comunale di Origine, simbolo dell’identità popolare bolognese.
È qui che entriamo in gioco noi: Pro Filuzzi Più 051 nasce per far sì che questa storia non resti solo un ricordo ma continui a vivere nella cultura bolognese attraversando generazioni ed emozionando sempre come la prima volta.
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Fonti
Questa pagina è scritta con parole nostre ed è basata soprattutto sulle ricerche storiche e sulle pubblicazioni di Carlo Pelagalli sul fenomeno bolognese della filuzzi. Le citazioni letterali sono riportate tra virgolette, con autore e fonte.
- La Filuzzi – De.Co. Bologna, Comune di Bologna (contenuto con licenza CC BY-SA 4.0)
- Carlo Pelagalli, Il ballo liscio in Emilia-Romagna ed il fenomeno bolognese della «filuzzi», Storia e Memoria di Bologna – Comune di Bologna
- Filuzzi, Wikipedia (testi con licenza CC BY-SA 4.0)
- Carlo Pelagalli, Il ballo liscio in Emilia Romagna ed il fenomeno bolognese della «filuzzi», Vai Liscio – Regione Emilia-Romagna
